[83], Nel 1802 pubblicò l'Orazione a Bonaparte in occasione dei Comizi di Lione[84] e una raccolta di liriche che comprendeva otto sonetti e l'ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo[85]. [166][167] Niccolò Ugo Foscolo nasce a Zante il 6 febbraio 1778 e muore a Londra il 10 settembre 1827. [153] Foscolo, infatti, si può definire ateo e razionalista, ma non areligioso. Foscolo non era tuttavia benvoluto da Gioacchino Murat, vistosi preso di mira nell'Orazione a Bonaparte pel Congresso di Lione (1802), sicché fu arruolato solo nel giugno successivo e solo come capitano di fanteria aggiunto, assegnato al Comando dei depositi di Valenciennes, dove i francesi erano di stanza. [55] Se le accuse di Spada erano forse espresse in toni eccessivi, non dovevano tuttavia essere molto lontane dal vero. [70] Se due articoli foscoliani apparsi il 15 e 19 marzo sul Monitore, proponendo una recensione sostanzialmente positiva del Bonaparte in Italia del Gianni e del suo autore, parrebbero alimentare la polemica nei confronti del Monti, un terzo articolo, del 23 marzo, ribalta il giudizio nei confronti del poema. In particolare, avrebbe affermato che quel giovane l'avrebbe superato in quanto a gloria letteraria. [75] Tuttavia, successivi studi critici hanno mostrato che la paternità dell'edizione spetta fondamentalmente a Foscolo. Tra il 1795 e il 1797 compose e in parte pubblicò innumerevoli Odi e Sonetti e perfino una tragedia che incontrò un certo successo, Tieste. [61] I profughi veneziani, tuttavia, erano gli ultimi arrivati in un imponente flusso di persone che vide convergere verso la città meneghina cittadini della zona centro-settentrionale della penisola. Letteratura italiana - L'Ottocento — Riassunto dettagliato della vita e le opere di Ugo Foscolo Breve sintesi del pensiero e personalità di Ugo Foscolo. [40] Tra le altre cose, Foscolo aderiva con fervore crescente agli entusiasmi repubblicani, mentre Cesarotti assisteva con disillusione agli sconvolgimenti politici, e sappiamo che in aprile viveva di fatto confinato in campagna. Le sue ceneri[143], nel 1871, furono traslate nella Basilica di Santa Croce a Firenze, tempio di quelle itale glorie che lui stesso aveva celebrato nel carme Dei Sepolcri, con i versi «Ma più beata ché in un tempio accolte / Serbi l'itale glorie, uniche forse / Da che le mal vietate Alpi e l'alterna / Onnipotenza delle umane sorti / Armi e sostanze t'invadeano ed are / E patria e, tranne la memoria, tutto».[144]. [113], «Nella convalle fra gli aerei poggi / Di Bellosguardo, ov'io cinta d'un fonte / Limpido fra le quete ombre di mille / giovinetti cipressi alle tre Dive / l'ara innalzo...», Abbandonata Milano il 12 agosto del 1812, il poeta si trasferì a Firenze, dopo aver fatto tappa a Piacenza, Parma e Bologna, città in cui incontrò l'amica Cornelia Rossi Martinetti. Volendo recuperare alcuni valori spirituali in non completo disaccordo con la ragione, egli preferì alla fede una propria, personale, "religione delle illusioni", a differenza ad esempio del Manzoni. [162][163] [20], Foscolo vide subito in Vittorio Alfieri un modello da seguire[21]; egli trasse il suo stile giovanile proprio da lui, e lo decantò in molte opere[22][23]. [39], Dopo il successo del Tieste, Foscolo fece con ogni probabilità un secondo soggiorno a Padova in marzo; frequentò verosimilmente le lezioni di Cesarotti all'università ma il rapporto con il padre spirituale andò progressivamente raffreddandosi, tanto che con il mese di marzo cessano i contatti epistolari tra i due, e l'uno si astiene addirittura dal nominare l'altro nelle proprie lettere per un periodo di quasi sei anni. La morte del fratello Giovanni. [27], Al medesimo periodo compositivo del Tieste - se non anche a un'epoca precedente -, la critica riconduce ormai quasi all'unanimità la stesura di un'altra tragedia, Edippo, rimasta sconosciuta per un secolo e mezzo dopo la morte di Foscolo, finché Mario Scotti ne ritrovò il manoscritto nel 1978, tra le "carte Pellico" presso l'archivio romano della Civiltà Cattolica. Letteratura italiana — In breve, il pensiero e le opere maggiori del poeta. Qualche critico ha messo in dubbio la reale filiazione della giovane, asserendo che fosse figlia di Lord Hamilton, il marito di Fanny, e affidata a Foscolo come figlia adottiva dalla nonna materna Mary Walker Emerytt, dopo la morte dei genitori (d'altra parte ci sono state diverse ipotesi anche sul nome della nobildonna). Ferito nella battaglia di Cento a una gamba, venne arrestato dagli austriaci durante la fuga e liberato a Modena dalle truppe di MacDonald partecipando in seguito alla battaglia della Trebbia e ad altri scontri. Tornato per breve tempo a vivere stabilmente in Italia e nel Lombardo-Veneto (allora ancora parte del Regno d'Italia filofrancese) nel 1813, partì presto in un nuovo volontario esilio e morì povero qualche anno dopo a Londra, nel sobborgo di Turnham Green. Pubblicato il lavoro callimacheo, Foscolo scrisse il 25 novembre 1803 a Francesco Melzi d'Eril, vicepresidente della Repubblica Italiana: «È tempo che un giovine di venticinque anni abbandoni l'ozio letterario», e chiese di rientrare nell'esercito napoleonico in qualità di «capo-battaglione soprannumerario del Battaglione della Guardia che s'avvia per la Francia». Per una più approfondita analisi della questione si veda E. R. Vincent, Il prof Ugo Foscolo 210 anni dopo. [88] L'edizione dell'aprile 1803, apparsa a Milano presso Destefanis con il titolo Poesie di Ugo Foscolo - e dedicata dall'autore al poeta e futuro tragediografo Giovanni Battista Niccolini - non comprendeva ancora il sonetto per la morte del fratello, pubblicato nel mese di agosto per i tipi dell'editore milanese Agnello Nobile insieme agli altri tredici testi.[89]. (formato word 2 pg) Articolo sull'influenza di Alfieri su Foscolo. [128], Nel 1817 morì a Venezia la madre (28 aprile), e Foscolo si occupò soprattutto della situazione delle Isole Ionie, scrivendo tre articoli, Stato politico delle Isole Jonie, Mémoires sur l'éducation publique aux Isles Ioniennes e Come ottenere modifiche alla costituzione delle Isole Ionie. L'archivio cronologico delle opere di Ugo Foscolo. Nel marzo 1806 era di nuovo in Italia, tra Venezia, Milano e Brescia, dove nel 1807 pubblicò presso lo stampatore Bettoni il carme Dei sepolcri e l’Esperimento di traduzione della Iliade di Omero (in cui mette a confronto la propria versione del libro I dell’Iliade con quella di Monti). «L'armonia / vince di mille secoli il silenzio», Foscolo aderì con convinzione alle teorie illuministiche di stampo materialistico e meccanicistico (in particolare il materialismo di Thomas Hobbes, Paul Henri Thiry d'Holbach, Diderot ed Helvétius, e il sensismo di Condillac). [109] A Pavia Foscolo abitò a Palazzo Cornazzani in compagnia dell'amico Giulio Gabrielli di Montevecchio[110][111], arredandone le stanze in maniera sfarzosa e assumendo più persone di servizio; nello stesso edificio, curiosamente, poi abitarono anche Ada Negri e Albert Einstein[112]. Ottenutala per chiara fama (18 marzo 1808) grazie all'interessamento di Luigi Arborio Gattinara di Breme, ministro dell'interno del Regno d'Italia, arrivò in città il 1º dicembre dello stesso anno. [18], Importanti furono anche i contatti con il gruppo degli amici bresciani, aperti alle influenze francesi e rivoluzionarie, e con Melchiorre Cesarotti, traduttore dei Canti di Ossian, per il quale Foscolo cominciò a nutrire una notevole ammirazione, giungendo ad intessere rapporti con i letterati che vedevano in lui il loro modello e padre spirituale, e contattandolo personalmente con una missiva del 28 settembre 1795. Dallo storicismo di Vico riprende anche l'idea che gli uomini primitivi, i quali nelle origini vivevano allo stato ferino, attraverso la religione, i matrimoni e la sepoltura sono gradualmente pervenuti alla civiltà. Primogenito di quattro fratelli, lo seguivano la sorella Rubina (dal nome d… Origini e influenze di Ugo Foscolo E’ il 6 Febbraio 1778 quando Ugo Foscolo nasce nell’isola greca di Zakyntos, oggi nota meta turistica col nome di Zante. [101] Pur essendo di soli sette anni più giovane, Manzoni aveva iniziato da poco l'attività letteraria ispirandosi, tra gli altri, proprio a Foscolo (oltre che ad Alfieri, Parini, Monti e altri autori, italiani e stranieri), ed aveva appena composto il carme In morte di Carlo Imbonati. Del Foscolo ci resta anche un ricchissimo Epistolario, documento molto importante della sua vita tumultuosa, anticipatrice (come quella di altri contemporanei) della figura dell'eroe romantico alla Byron e alla Shelley (morti comunque prima di lui, nonostante appartenessero alla generazione successiva); la figura di Foscolo fu spesso identificata con quella del suo personaggio, Jacopo Ortis, dai tratti certo autobiografici nel carattere. Sollevato dagli incarichi militari su interessamento del Caffarelli, Foscolo si candidò alla cattedra di eloquenza dell'Università di Pavia, che si era resa vacante (la cattedra era stata tenuta in precedenza da Vincenzo Monti e da Luigi Cerretti). [81] [15], Nel 1794 trascrisse una quarantina dei suoi componimenti poetici, in parte originali e in parte frutto di traduzioni, che risentivano degli influssi arcadici soprattutto nel metro e nel linguaggio e che inviò al cugino Costantino Naranzi. Ecco le tracce a Pavia del grande poeta. [154] Altre grandi ispirazioni, modelli di vita e di letteratura, furono per lui Giuseppe Parini e Vittorio Alfieri.[155]. [4][6] Altri affermano che il nome fu un omaggio a Ugo di Basseville, diplomatico e rivoluzionario francese assassinato dalla folla a Roma nel 1793 per il suo ostentato anticlericalismo, e ammirato da Foscolo assieme a Napoleone durante periodo "giacobino" italiano (1796-1799). La madre, quando nel 1788 rimase vedova, si stabilì a Venezia, lasciando in Grecia i figli, i quali si ricongiunsero a lei solo nel 1793. Fu un periodo di intensa attività anche sul piano letterario; dando seguito al radicalismo politico mostrato negli anni precedenti a livello giornalistico e civile, Foscolo redasse, tra il luglio e l'agosto del 1799, il Discorso su la Italia, un testo che esprime chiaramente le speranze dei "patrioti" italiani, i quali, alleati dei neogiacobini d'oltralpe, chiedevano la dichiarazione della "Patria in pericolo" in Francia (respinta il 14 settembre dal Consiglio dei Cinquecento). Rinfrancato dal successo della sua opera, dal 1804 agli inizi del 1806 Foscolo si immerse nuovamente nella vita militare, viaggiando in continuazione attraverso la Francia per svolgere, con il grado di capitano di fanteria, diverse missioni diplomatico-amministrative, intervallate da fugaci avventure mondane. [139], Altri autografi sono conservati alla Biblioteca Braidense di Milano, alla Universitaria di Pavia, alla Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma. Pensò anche di seguire in Grecia il cugino Dionisio Bulzo che, giunto in Inghilterra come «membro di una delegazione della Repubblica Ionia, aveva l'incarico di presentare al Reggente la sua nuova Costituzione». Illusioni! Foscolo celebrò cioè quei valori insopprimibili nell'uomo che erano secondo lui la patria (l'Italia, ma anche Zante) - grande famiglia che garantisce "certezza d'are, di campi, di sepoltura"[156] - l'amore, la poesia, la libertà, la bellezza, l'arte, il piacere della vita e soprattutto le nobili imprese, che rendono degni di essere ricordati. Nella tomba gli furono messe due monete di rame sugli occhi, secondo un rituale greco antico. [137] A causa della vita dispendiosa, consumò anche l'eredità di 3000 sterline lasciate dalla Walker alla nipote, cosicché entrambi dovettero trasferirsi in quartieri poveri e malsani, dove il poeta contrasse una malattia respiratoria, probabilmente la tubercolosi. "L'unico mortale ch'io desiderava conoscere era Vittorio Alfieri; ma odo dire ch'ei non accoglie persone nuove: ne io presumo di fargli rompere questo suo proponimento che deriva forse da' tempi, da' suoi studj, e più ancora dalle sue passioni e dall'esperienza del mondo. Ugo Foscolo nacque da madre greca e padre veneziano nel 1778 a Zacinto (attuale Zante), un’isola nel Mar Ionio sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Questo non fu che l’inizio di un rapporto, spesso problematico e lacerante, con una Francia dapprima rappresentante di fervide speranze di libertà e destinata poi a mostrare, in modo via via sempre più evidente e sinistro, una nuova faccia della tirannide. [158] La morte non è meno vuota - e doloroso il pensiero dell'addio alla vita - se essa trascorrerà eternamente "all'ombra de' cipressi e dentro l'urne / Confortate di pianto"[159], ma le illusioni addolciranno il tutto: «Illusioni! Dopo la vittoria napoleonica gli vennero dati numerosi incarichi militari, che lo condussero in varie città italiane, tra le quali Firenze dove s'innamorò di Isabella Roncioni, già promessa sposa, che contribuirà ad ispirargli, con Teresa Pikler, il personaggio di Teresa nell'Ortis. [48], Tra il maggio e la fine dell'estate compose l'ode Ai novelli repubblicani, ricca di fervore libertario, dedicata al fratello «Gioan-Dionigi», che apparve prima in un opuscolo in cui, oltre alla poesia, figuravano «la dedica al fratello Gioan-Dionigi», «la lettera di Bruto a Cicerone tolta da Plutarco» e «i chiarimenti» di alcune strofe, e, subito dopo, sull'Anno poetico del 1797, dove seguiva il sonetto A Venezia, scritto probabilmente nel 1796 e, a differenza dell'ode, prima della caduta della Serenissima. Egli infatti ottenne l'amore della senese Quirina Mocenni Magiotti, frequentò il salotto della contessa d'Albany, l'amica di Alfieri, lavorò, come detto, al carme di argomento mitologico, scrisse la tragedia Ricciarda, rappresentata in città nel 1813, riprese la traduzione del Viaggio sentimentale, pubblicato lo stesso anno e corredato della Notizia intorno a Didimo Chierico, oltre a tradurre altri canti dell'Iliade.[116]. Il 23 luglio, dopo essersi più volte lamentato perché non riceveva regolarmente la paga militare, inviò al Ministro una lettera nella quale presentava le dimissioni, che però non furono accolte. Sollecitava inoltre di non esitare «a criticar le mie cose, mentre io accetto come altrettanti regali le giudiziose correzioni che mi si fanno». tutto! Il Piano indica inoltre l'intenzione di raccogliere «in un solo libretto col motto Vitam impenděre vero [...] dodici Odi del conio dell'autore». Il 26 novembre ripubblicò a Genova l'ode A Bonaparte liberatore aggiungendovi una premessa nella quale esortava Napoleone a non diventare un tiranno, e modificando l'ottava strofa, per affermare con chiara coscienza l'idea dell'unità d'Italia erede di Roma antica. [45], Il 16 maggio offriva con una lettera alla Municipalità di Reggio Emilia l'ode A Bonaparte liberatore, dicendo di correre verso Venezia «a spargere le prime lagrime libere». [9] Egli scriveva il 29 settembre del 1808 al cugino[10] prussiano Jakob Salomon Bartholdy: «Quantunque italiano d'educazione e d'origine, e deliberato di lasciare in qualunque evento le mie ceneri sotto le rovine d'Italia anziché all'ombra delle palme d'ogni altra terra più gloriosa e più lieta, io, finché sarò memore di me stesso, non oblierò mai che nacqui da madre greca, che fui allattato da greca nutrice e che vidi il primo raggio di sole nella chiara e selvosa Zacinto, risuonante ancora de' versi con che Omero e Teocrito la celebravano.», Trascorse parte della sua fanciullezza nella Dalmazia e nel 1785 si trasferì con la famiglia a Spalato, dove il padre esercitava la sua professione di medico con un salario modesto, e presso il Seminario arcivescovile di quella città compì come esterno i suoi primi studi, seguito da monsignor Francesco Gianuizzi fino a quando la morte improvvisa del padre, avvenuta il 13 ottobre 1788, lo costrinse a ritornare a Zante, dove continuò la scuola e apprese i primi elementi del greco antico dimostrandosi però allievo ribelle alla disciplina e non troppo propenso allo studio. [43], Foscolo tornò in laguna quando seppe che il 12 maggio a Venezia l'oligarchia dogale aveva ceduto alle pretese napoleoniche di costituire un «Provvisorio Rappresentativo Governo». [135], Fu sepolto nel cimitero di Chiswick, a spese del banchiere quacchero Gurney, suo amico[141]. ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e nojosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele.», Foscolo, oltre all'inquietudine tipicamente preromantica, è molto legato all'estetica neoclassica: fa frequente ricorso alla mitologia - così come Giambattista Vico, recuperando la teoria di Evemero, per cui gli dèi furono eroi e persone illustri, resi immortali dai poeti e dagli uomini comuni -, vede nella Grecia classica non solo la propria origine, ma anche il rifugio ideale di serenità (il "mito dell'Ellade"), lontano dal mondo dilaniato dalle guerre, ma sempre con lo sguardo rivolto alla realtà (Le Grazie); dal punto di vista formale utilizza spesso gli endecasillabi. Risale a questo periodo l’abbozzo di un romanzo autobiografico chiamato Sesto tomo dell’Io, rimasto incompiuto, mentre era già stata scritta una parte non trascurabile dello Jacopo Ortis, che sarà completato nel 1802. A Londra, Foscolo fece anche una proposta di matrimonio alla diciannovenne Caroline Russell, figlia di un importante magistrato, da questa rifiutata dopo molte insistenze dello scrittore, che anni prima aveva spesso fuggito il matrimonio, frequentando in genere nobili già sposate. [96][97], Nell'anno e mezzo francese Foscolo fu anche a Calais, Lilla e Boulogne-sur-Mer, dove i vari incarichi militari lo chiamavano. Armato di un pugnale, facendo esclamazioni e contorsioni orribili, lo ha immerso con furore nel parapetto della tribuna, giurando di immergerlo allo stesso modo nel cuore del perfido Bonaparte».[59]. [33] Il motto latino, da tradursi «sacrificare la vita per la verità», era un chiaro omaggio agli ideali rivoluzionari, dato che riprendeva le parole usate in esergo da Marat nel celebre giornale L'ami du peuple. Nel 1801 il Foscolo si recò nuovamente a Milano dove accolse, nel mese di giugno, il fratello più giovane, Giulio, che gli era stato affidato dalla madre e lo avviò alla carriera militare (Giulio finirà suicida in Ungheria nel 1838). Le sue opere (sonetti, odi, romanzi, opere teatrali) restano fra i capolavori della letteratura italiana di sempre. Tra il 1793 e il 1797 frequentò le Scuole di San Cipriano a Murano dove Gasparo Gozzi era stato provveditore ed ebbe modo di seguire le lezioni del latinista Ubaldo Bregolini, del grecista Giambattista Galliccioli e dell'abate Angelo Dalmistro che assecondarono le aspirazioni letterarie del giovane. [93], Dopo un breve passaggio per Parigi, dove Ferdinando Marescalchi, ministro per le Relazioni Estere della Repubblica Italiana, lo dice presente il 10 luglio 1804,[94] giunse a Valenciennes. Nel 1778 nacque a Zante Niccolò Foscolo, che assunse il nome di Ugo nel 1795. Ugo Foscolo, vita e opere. [4][5], Venne chiamato Niccolò come il nonno paterno - anch'egli medico -, ma preferì lui stesso soprannominarsi Ugo sin dalla giovinezza. Monteporzio e Castelvecchio nella storia. Grande studioso ed ammiratore della cultura classica e profondo conoscitore del greco e del latino, per Foscolo la poesia ha la funzione di tramandare gli affetti e la gloria del passato, perché è la sola forza che “vince di mille secoli il silenzio”. Tuttavia il Foscolo tenne poche lezioni (l'ultima il 15 giugno 1809), poiché l'incarico venne a breve soppresso da Napoleone, divenuto sospettoso di ogni libero pensiero. [42] Durante il breve periodo felsineo diede alle stampe l'ode A Bonaparte liberatore, molte copie della quale furono inviate dalla Giunta di Difesa bolognese alla Municipalità di Reggio Emilia, città cui il Foscolo aveva dedicato la poesia, in quanto era stata la prima a innalzare il tricolore. [41], In seguito, Foscolo fu prima a Venezia e poi a Bologna, dove prestò brevemente servizio come volontario tra i Cacciatori a cavallo della Repubblica Cispadana. Ugo Foscolo(6 Febbraio 1778 - 10 Settembre 1827), fu uno scrittore e un poeta, vissuto durante la turbolenta epoca della rivoluzione francese e delle guerre napoleoniche, e infine della Restaurazione. Giuseppe Greatti sostiene nella missiva del 25 aprile a Lavinia Florio Draconi che «Cesarotti è sempre in campagna. [54] Dietro la Società d'Istruzione - probabilmente una mera copertura - si articolava in effetti una rete di logge politiche improntata al modello giacobino. Qui Foscolo pubblica in inglese saggi critici sulla letteratura italiana, su Dante, Petrarca, Boccaccio e scrive per riviste culturali. Trascorse l'infanzia in una casetta che sorgeva di fronte alla chiesa della Beata Vergine Odigitria (dal greco bizantino Οδηγήτρια, "che conduce mostrando la via")[4] e che andò distrutta a causa di un terremoto nel 1953.[8]. Il Discorso fu pubblicato in ottobre, dedicato al generale neogiacobino Championnet, quando però le illusioni di Foscolo erano cadute e il colpo di stato bonapartista era imminente.[79].